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·Luca — founder·1 min di lettura

Ho venduto la batteria per viaggiare. 20 anni dopo ho costruito JobMatch.

La storia del founder: da Alatri al mondo, l'idea di JobMatch nasce dal dolore di non avere zii potenti.

Sono cresciuto ad Alatri, trentamila abitanti, un'ora da Roma. Famiglia classica italiana di quattro. A diciotto anni ho iniziato a viaggiare vendendo la batteria della mia band. Non ero il founder in hoodie uscito da Stanford. Ero un ragazzo italiano che si affamava del mondo e pagava di tasca propria.

Il trauma fondativo

La prima volta che ho capito come funziona il sistema italiano del lavoro avevo ventun anni. Mi era stato detto, a tatto, da una persona saggia del paese: "Senza una raccomandazione qui non si va da nessuna parte." Non era un'opinione cinica. Era una constatazione. La mia famiglia non aveva zii in posizioni utili. Non avevo leve. Ho scoperto che questa non è un'anomalia italiana: ogni paese ha la sua versione — nepotismo in Spagna, wasta in Medio Oriente, guanxi in Cina, old boys club in Inghilterra.

USA, India, Amsterdam

Ho provato a cercare lavoro da straniero di passaggio in tre paesi. Impossibile strutturale. Nessun sistema pensato per chi arriva senza rete. A diciassette anni sognavo Istanbul, "in modo semplice, diretto, con un collegamento con il datore di lavoro". Non esisteva.

Perché oggi, perché da solo

Per la prima volta nella storia un singolo individuo con una visione civica può costruire un'infrastruttura globale. L'AI moltiplica il tempo per cento. Non servono investitori che spingano per la crescita trimestrale, non serve un board che voti le decisioni giuste. Serve serenità, tempo e una convinzione precisa: che il contatto diretto tra chi cerca e chi offre lavoro è un diritto, non un privilegio.

JobMatch è l'app che avrei voluto avere a diciassette anni.

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